Ad Ago Off “Specchi di comunità”, un viaggio per immagini tra Ottocento e Novecento

Ad Ago Off “Specchi di comunità”, un viaggio per immagini tra Ottocento e Novecento

pubblicato il 26.07.26
Giovedì 30 luglio in piazza Sant’Agostino un reading teatrale con ERT e le fotografie di Pellegrino Orlandini e figli conservate nel fondo Panini. Di Gioia: “Dagli archivi nuove narrazioni”

È un viaggio teatrale e visivo nella memoria collettiva, tra le immagini di Modena tra Ottocento e Novecento sulle orme del fotografo Pellegrino Orlandini e dei suoi figli, Enrico e Umberto, attivi per oltre un secolo. Si snoda tra le vedute della città, i paesaggi dell’Appennino, i ritratti di borghesi e contadini, infatti, il racconto di “Specchi di comunità. Volti, storie, vite di Modena” in scena giovedì 30 luglio, alle 21.30, in piazza Sant’Agostino (ingresso libero) nell’ambito della rassegna Ago Off dell’Estate modenese. Lo spettacolo, un reading teatrale con video proiezioni di foto del Fondo Panini della Fondazione di Modena, è a cura di Fondazione Ago in collaborazione con Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro nazionale.

Dinastia di fotografi - La dinastia Orlandini seppe utilizzare la “magia” della fotografia non solo per documentare la realtà, ma anche come strumento per indagare, conoscere e spiegare il mondo. Un’immagine dei primi anni del Novecento, per esempio, ritrae Umberto, il maggiore dei figli di Pellegrino, dotato di un particolare talento sia artistico sia tecnico e imprenditoriale, all’interno di un ascensore manovrato da un tecnico: vi era salito per eseguire rilievi fotografici della Ghirlandina. Gli Orlandini, infatti, fotografarono tutti i monumenti, le strade, le piazze della città, documentarono le sue trasformazioni nel corso dei decenni, così come raccontarono per immagini i suoi abitanti e la società. Nel loro studio, prima in via Bagni poi nella prestigiosa sede di via Castellaro passarono un po’ tutti per un ritratto o una foto di famiglia.

Ma non solo, a fine Ottocento Pellegrino fu il primo fotografo a percorrere in carrozza l’Appennino, armato della sua ingombrante attrezzatura (macchina fotografica e camera oscura portatile), per immortalarne il paesaggio e scattare ritratti a contadini e pastori che difficilmente sarebbero mai scesi in città per mettersi in posa nello studio. Un’attività da inconsapevole antropologo visuale che lui racconta nelle lettere che inviava a Carolina, seconda moglie e socia nel portare avanti l’impresa di famiglia.

Giuseppe Panini - Lo studio Orlandini fu attivo tra il 1876 e il 1980. Il Fondo con migliaia di fotografie storiche, attrezzature e arredi dello studio, venne poi acquisito da Giuseppe Panini e insieme al Fondo Bandieri, al Fondo Testi e ad altre immagini che arricchiscono il racconto visivo della città e della sua comunità costituiscono una collezione con oltre 30 mila fotografie catalogate che oggi fa parte del patrimonio di Fondazione di Modena ed è affidata alla gestione di Fondazione Ago.

Specchi di comunità - Lo spettacolo, con il coordinamento di Roberta Biagiarelli, vede in scena anche gli attori Letizia Pia Cartolaro e Mattia Zavarise, il musicista Gianluca Magnani insieme alla storica della fotografia e curatrice di Fondazione Ago Chiara Dall’Olio e la stessa Biagiarelli. Per la ricerca e la selezione delle immagini ha collaborato Roberta Russo (conservatrice Fondazione Ago - Modena), Luigi Ottani ha curato l’editing delle fotografie originali, consulenza storica di Daniel Degli Esposti.

“Immaginiamo lo sguardo fotografico – spiegano i curatori dello spettacolo - come una danza, uno specchio di luce e memoria, un riflesso che attraversa il tempo restituendo i volti di una comunità e al contempo si rivela a noi stessi per raccontare la nostra essenza e il nostro mondo presente.  Se ieri, su lastre e pellicole si fissavano attimi fuggenti in un'alchimia di chimica e mistero, fermando ombre destinate a svanire, oggi, il digitale e la smodata velocità moltiplicano il riflesso, ci rendono troppo spesso solo spettatori di un racconto visivo che scorre in un flusso ininterrotto e disorientante”.

“Con piacere e convinzione abbiamo accolto l’invito di Fondazione Ago a collaborare a questo progetto, che mette a disposizione un patrimonio di straordinario valore – spiega Elena Di Gioia, direttrice artistica di Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro nazionale - e rende possibile l’incontro tra teatro e memoria collettiva. Lo spettacolo nasce dalla convinzione che gli archivi e i luoghi della cultura possano dialogare e generare nuove narrazioni capaci di restituire senso al nostro presente attraverso le immagini e le storie del passato. Accade così con il materiale degli Orlandini, la famiglia di fotografi più famosi a Modena che ci conduce in un viaggio teatrale e visivo, dal Fondo Panini. A guidare questo percorso è l’artista Roberta Biagiarelli che da sempre affronta i progetti immergendosi nei luoghi e nel vissuto delle persone con un rigoroso lavoro di ricerca e di studio. È proprio questa cura a rendere possibile un racconto che sa parlare alla comunità con sensibilità e autenticità dando voce a un patrimonio collettivo”.

Ago Off - La rassegna Ago Off, coordinata da Fondazione Ago, si intreccia con il programma di Fondazione di Modena “Curioso. Domande, persone scoperte”, dedicato ai Musei universitari, con l’obiettivo di anticipare i contenuti che nei prossimi mesi, con le progressive aperture al pubblico del complesso del Sant’Agostino, animeranno gli spazi rinnovati e rifunzionalizzati dell’antico Ex Ospedale. Il prossimo appuntamento di Ago Off è giovedì 27 agosto (ore 21) con “Ucron.IA”, il provocatorio monologo di Filippo Solibello che si chiede cosa sarebbe stato della storia dell’umanità se avessimo sempre avuto a disposizione l’Intelligenza Artificiale.

 

Nell'immagine, un particolare della fotografia che ritrae Umberto Orlandini pronto a realizzare rilievi della Ghirlandina nei primi anni del Novecento. Sotto, alcune immagini tratte dal Fondo fotografico Orlandini e, in basso, i protagonisti dello spettacolo: Roberta Biagiarelli, gli attori Letizia Pia Cartolaro e Mattia Zavarise, il musicista Gianluca Magnani

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